La Coldiretti blocca il commercio dei cibi che inquinano, sfruttano il lavoro
minorile o minacciano la salute. L'impegno di associazioni, istituzioni, mondo
accademico e imprese durante un convegno a Bruxelles
LINK:
la relazione di Paolo Bedoni
LINK: Coldiretti
Fermare il commercio di cibi "immorali" che inquinano l'ambiente,
sfruttano il lavoro anche minorile e mettono a rischio la salute dei cittadini
europei ed extracomunitari, è l'impegno assunto da imprenditori, consumatori,
esponenti del mondo scientifico e rappresentanti delle istituzioni nazionali e
comunitarie a conclusione della
due giorni promossa dalla Coldiretti a Bruxelles su "Il futuro alimentare
dell'Unione Europea: sicurezza e mercato", nel corso del quale è stato
presentato un sondaggio secondo il quale due italiani su tre (65 per cento)
ritengono che il compito principale dell'Unione Europea sia quello di garantire
nei cibi la sicurezza e la trasparenza dell'informazione su qualità e origine,
mentre ben il 20 per cento chiede controlli alle frontiere sul rispetto delle
norme socio-ambientali per evitare che i prodotti in vendita vengano ottenuti
danneggiando il territorio e sfruttando il lavoro.
I bambini che vendono le rose fuori dai ristoranti italiani sono spesso
solo l'ultimo anello di una catena di sfruttamento che vede l'arrivo in Italia
dei fiori attraverso l'importazione nel mercato comunitario dal Kenia dove
vengono coltivate senza protezioni sociali, con l'utilizzo di pesticidi non
autorizzati e l'uso di acqua che viene sottratta alle popolazioni sofferenti per
la sete. Mentre il pomodoro dalla Cina, che esporta in Italia 100mila tonnellate
di concentrato all'anno, secondo l'accusa lanciata dal gruppo Human Rights in
China, viene anche coltivato con il lavoro dei detenuti costretti ai lavori
forzati dal sistema carcerario paramilitare del Xinjiang, la regione
centroasiatica di frontiera.
«Si tratta di pericolose distorsioni del commercio globale che - ha
affermato il presidente della Coldiretti Paolo Bedoni - coinvolgono direttamente
l'Unione Europea che è il principale importatore mondiale di prodotti
agroalimentare e ha il dovere di svolgere un ruolo di leadership nel garantire
la sostenibilità del commercio dal punto di vista sanitario, ambientale e
sociale, dentro e fuori i confini comunitari. E per questo - ha precisato Bedoni
- occorre accelerare il percorso intrapreso a livello comunitario con una
riforma della politica agricola finalizzata a garantire una produzione agricola
rivolta al mercato e alle garanzie di qualità anche con l'estensione a tutti i
prodotti in vendita nell'Unione Europea dell'obbligo di una etichetta "etica"
dove indicare l'origine della componente agricola impiegata per ridurre i
rischi, valorizzare il territorio e assicurare il rispetto di adeguati standard
socio ambientali anche nelle produzioni importate».
Il Ministro delle Politiche Agricole Paolo De Castro ha sottolineato «la
necessità di chiedere trasparenza a chi esporta in Europa per evitare
distorsioni di concorrenza. Chiedere cioè il rispetto delle stesse regole
imposte ai produttori italiani in materia di sicurezza alimentare, diritti
sociali, protezione degli animali. L'Italia - ha sottolineato - cerca di
esportare la sicurezza alimentare nell'Unione Europea».
Si tratta di un'opportunità di sviluppo economico per il Belpaese che
come ha evidenziato la Coldiretti può vantare i primati raggiunti sul piano
della qualità, sicurezza alimentare e ambientale dall'agricoltura nazionale con
la leadership nazionale di ben 155 denominazioni di origine italiane
riconosciute nell'albo comunitario sul totale di 720 (22 per cento) e il fatto
che una impresa biologica europea su tre è italiana (37,7%), la superficie
nazionale coltivata a biologico rappresenta più di un quarto (27,7%) del totale
coltivato a livello UE, senza dimenticare il divieto sancito a livello nazionale
di coltivare produzioni biotech. Ma anche - conclude la Coldiretti - il record
assoluto del 99 per cento dei campioni di frutta e verdura con residui di
pesticidi al di sotto dei limiti di legge che conferma gli ultimi risultati
pubblicati dalla Commissione Europea dai quali emerge che la frutta e la verdura
Made in Italy sono le più sicure in Europa con una presenza di residui chimici
nettamente inferiore a quella di altri Paesi produttori dove le irregolarità
rilevate per i prodotti alimentari sono superiori di tre volte in Germania,
quattro volte in Francia e Spagna e di oltre 6 volte in Olanda
|