Al Macfrut i risultati dei primi mesi 2006. Germania, Gran Bretagna
e Scandinavia leader del mercato.
Ma l'Italia non investe di MILENA DOMINICI Altro che passato
di moda. Il settore del biologico nei primi mesi del 2006 può tirare un
sospiro di sollievo e guardare avanti. Sono questi i primi risultati
presentati al convegno internazionale al Macfrut di Cesena, la fiera
principe del comparto ortofrutticolo italiano. Nel 2005, infatti, il mercato
ha registrato un momento di stasi, mentre
nei primi mesi del nuovo anno il bio è tornato a crescere in tutta
Europa, e anche in maniera piuttosto uniforme. L'Italia, invece, assieme a
Grecia e Portogallo, restano i mercati meno recettivi per il biologico.
«Siamo ancora lontani dalle media europee e questo deve far
riflettere sulle politiche di mercato ma per il nostro paese ci sono margini
di crescita molto ampi», spiega Giulio Benvenuti, presidente dell'Unione
Interprofessionali Operatori del biologico. La Germania, intanto, si
conferma leader incontrastato nella Ue, con 4 miliardi di euro di vendite su
un totale di 12 miliardi espresso dal settore. E ad aggiudicarsi la migliore
performance della scorsa annata, la Scandinavia, con una penetrazione dei
prodotti biologici sul mercato del 20%. Buoni i risultati anche per la Gran
Bretagna, che può contare su una rete strutturata di negozi specializzati, e
per i nuovi paesi membri. Unica buona occasione per il nostro export secondo
gli operatori del settore in particolare per il biologico fresco.
«In Italia, continua Benvenuti, si sconta la mancanza di maturità dei
consumatori e il ritardo con cui è partita la comunicazione rispetto agli
altri paesi europei, come in Germania, dove la differenza di prezzo è
nell'ordine del 10-15% e i consumatori se non trovano i prodotti in un punto
vendita, li vanno a cercare da un'altra parte. Ma una parte di colpa della
"sonnolenza" italiana ricade anche sulla distribuzione che non ha saputo
sviluppare adeguatamente l'offerta un po' per i prezzi troppo alti, un po'
anche per problemi di qualità. Bisogna educare i consumatori al bio senza
confondere l'educazione con la pubblicità».
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