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28/09/2007 Cirillica acqua (Giuseppe Zaccagni, http://altrenotizie.org)

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Un tempo - erano gli anni della guerra fredda - si annunciava il possibile arrivo a Roma degli odiati cosacchi sovietici pronti ad abbeverarsi all’acqua delle fontane di piazza San Pietro. Ora invece - sotto la minaccia di una reale crisi idrica - dovrebbe essere il mondo occidentale a bere l’acqua della Russia. Le previsioni, infatti, sono per noi pessime. Si dice che siamo agli sgoccioli, mentre Mosca fa sapere, con orgoglio, che le sue risorse idriche sono eccezionali perchè l’immenso territorio che va dal Baltico al Pacifico rappresenta uno dei polmoni verdi della terra, con una vastissima estensione di foreste boreali e altrettanti giganteschi bacini di fiumi di portata continentale. E mentre gli esperti di Putin annunciano che il Cremlino potrà, senza difficoltà alcuna, inserirsi nella prevedibile “corsa all’acqua” dei prossimi 15-30 anni, si comprende subito che oltre ai tubi del gas siberiano ci dovremo attaccare anche a quelli che portano acqua che arriva dal freddo. C’è, infatti, un allarme generale che viene lanciato a livello dell’Onu e che riguarda la situazione delle risorse idriche mondiali. Le previsioni, secondo gli esperti, annunciano che nei prossimi venti anni saranno due miliardi le persone che vivono nelle regioni più aride della Terra a rimanere prive di acqua, mentre due terzi dell’intera popolazione del pianeta non avrà acqua a sufficienza.

Tutto questo perché il consumo idrico mondiale è cresciuto negli ultimi cento anni molto più velocemente della popolazione umana, per l’esattezza il doppio rispetto a quest’ultima, contribuendo a portare l’umanità verso le critiche condizioni attuali. Ecco alcuni parametri che fanno pensare. C’è, in primo luogo, l’agricoltura che si trova al vertice dei consumi dal momento che utilizza, per circa il 70%, tutta acqua dolce, di qualsiasi provenienza (fiumi, laghi, corsi sotterranei).

Gli esperti, sottolineando lo stato di allarme, dicono che per produrre un solo chilogrammo di riso vengono utilizzati da 2 a 5 mila litri d’acqua ed aggiungono che è indispensabile, ora, provvedere al miglioramento delle tecniche di coltivazione, al migliore sfruttamento delle acque piovane, alla riduzione degli sprechi e alla conseguente razionalizzazione delle canalizzazioni. Ed inoltre al miglioramento della produttivitа delle coltivazioni senza aumentare il consumo di risorse idriche, fino anche a cambiamenti di specie vegetali.

L’allarme trova ampio spazio nei media della Russia. E non è un caso. Perchè in vista dell’arrivo di questa crisi idrica - che dovrebbe colpire l’occidente europeo - gli esperti del Cremlino fanno rilevare che la Russia non è destinata a soffrire. Anzi proprio da queste carenze occidentali potrebbe trovare nuovi spazi per contratti di vendita dell’acqua. E sempre l’acqua potrebbe anche fungere da merce di scambio, magari per il gas naturale del Turkmenistan, sicuramente più agevolmente estraibile di quello dell’Artico russo, o per i prodotti agricoli dell’Uzbekistan... Affari d’oro, quindi, per un Cremlino impegnato in operazioni di conquista basate sulle risorse energetiche e su ricchezze naturali. Ed ecco scienziati e progettisti che fanno già balenare l’idea di un enorme acquedotto che dovrebbe svilupparsi accanto a quegli oleodotti e gasdotti che attraversano, da parte a parte, l’intero continente eurasiatico.

Il progetto è ciclopico. Si dovrebbe costruire un canale lungo 2.550 chilometri che potrebbe iniziare nei pressi della città russa di Khanty-Mansiysk, dove il fiume Irtysh confluisce nell'Ob, e attraversare, dirigendosi a sud, tutta la Russia e il Kasachstan, per raggiungere il fiume Amudarja nell'Usbekistan nord-occidentale. Questo piano avveniristico porterebbe all'Asia centrale l’acqua siberiana impedendo così situazioni di siccità che potrebbero distruggere il settore agricolo di intere nazioni.

I primi passi relativi al piano di questo acquedotto sono iniziati, pur se i lavori vanno a rilento dal momento che il Cremlino non ha ancora raggiunto intese decisive con i paesi interessati. Si parla, comunque di un cantiere comune che nel giro di dieci-dodici anni (e con un costo iniziale di circa 40miliardi di dollari) permetterebbe in modo significativo di combattere la siccità e la desertificazione.

Ma ci sono previsioni anche di segno negativo, allarmanti. Gli scienziati russi fanno notare che nei prossimi 20-30 anni molti fiumi dell'emisfero boreale potrebbero aumentare la loro portata dal 10 al 15%. In questo caso diversi giacimenti petroliferi della Siberia settentrionale potrebbero venire inondati dalle piene. E di conseguenza il governo russo dovrebbe stanziare al più presto miliardi di dollari per la messa in sicurezza dei campi petroliferi..

Comunque vadano le cose è però certo che la Russia si appresta, dal punto di vista geopolitico, ad emergere anche come "potenza dell'acqua": una vera riserva per l’intera Europa e un bacino di utenza per l'Asia centrale. Tutto questo perchè le riserve fluviali russe sono immense (in particolare l'Ob e il suo maggior tributario, l'Irtysh, formano il sistema fluviale più lungo di tutta l'Asia), e il paese è ricchissimo anche di laghi (acqua dolce e salati) che sono circa 2 milioni. Tra di loro il più famoso e prezioso è il Baikal.

Gli scienziati di Mosca studiano anche i danni che potrebbero venire dallo sviluppo continuo di dighe e sbarramenti. Rendono noto, in proposito, che i grandi bacini artificiali attualmente in uso sono 330, con una capacità che supera i 200 milioni di metri cubi ciascuno ed una totale di 360 chilometri cubici. Ed ecco che la battaglia per l’acqua arriva ai tavoli del vertice russo. Si valutano i pro e i contro. Ma una cosa è certa: la Russia di oggi si affaccia su un mercato che sembrava confinato alle sole bottiglie di acqua minerale di cui è ricca, come lo sono le repubbliche del Caucaso che hanno acque veramente minerali.

Per ora è la Russia che importa dall’Europa centinaia di migliaia di bottiglie delle marche più diverse. Un vero fiume di affari al quale partecipano soprattutto aziende italiane. Mosca per ora tace e compra. Ma sa che potrebbe venire il giorno della rivincita con acqua “made in Russia”: da bere e da utilizzare per l’irrigazione.

Link originale Questo articolo è pubblicato secondo la Licenza Creative Commons.

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