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31/01/2006 Acqua Privata, no grazie (Maurizio Gubbiotti, www.lanuovaecologia.it)

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È stata l’acqua al centro del Forum sociale mondiale che si è appena concluso a Caracas. Il commento di Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente

Forum di Caracas

< «Save water from the Wto and other free trade agreements». Questo il titolo della dichiarazione emersa dai lavori del Social forum mondiale policentrico di Caracas che si è chiuso domenica. . Una discussione dedicata in gran parte al tema dell'acqua, resa concreta dalle testimonianze e dalla necessità di mettere in campo strumenti efficaci per fermare la trasformazione di questo bene comune in merce. La dichiarazione vuole essere un primo documento che ha lo scopo di far lavorare insieme le tantissime esperienze di movimenti e associazioni che nel mondo si battono per la difesa dei diritti umani, della giustizia sociale e della vita.

Da queste giornate di lavoro emerge anche la volontà di costruire un osservatorio su privatizzazioni, conseguenze e azioni delle multinazionali che sarà composto da due sezioni, una europea e una in America Latina. Grossa eco ha ottenuto anche la creazione di un Ministero dell'acqua in Bolivia e il divieto di privatizzazione dell'acqua nella stessa costituzione boliviana da parte del neo presidente Evo Morales. Si è dimostrata l'esistenza di un vero movimento mondiale sull'acqua, costruito da vertenze locali vere e intense ma anche da buone pratiche che nel mondo sono molto concrete. Si punta ad avere sempre più nelle Costituzioni l'impedimento di privatizzare il bene e i partiti italiani (erano presenti solo minuscola pattuglia di Rifondazione, una dei DS e una della Sinistra giovanile) hanno sbagliato nel sottovalutare questo appuntamento.

E’ stato sottoscritto anche un manifesto per rompere l'egemonia dei grandi gruppi mediatici e lottare per la democratizzazione della comunicazione attraverso la valorizzazione dei media alternativi. Ha detto il direttore dell'Agenzia Cubana “Prensa Latina”, Frank Alvarez: «Soltanto cinque grandi gruppi economici controllano più del 60% dell'informazione nel mondo. I monopoli dell'informazione esistono anche a livello regionale, ad esempio Televisa in Messico o Cisneros in Venezuela nonostante la apparente competizione fra di loro». Aggiungendo: «È urgente e necessario che il giornalismo faccia marcia indietro e torni alla sua “funzione sociale”. Il giornalismo non deve farsi condizionare dalla finalità di lucro, che intende l'informazione solamente come una merce».

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