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29/12/2005 Perchè gli Edifici del WTC e le Torri Gemelle sono crollati 3 (Steven E. Jones)

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10. Ho presentato le mie obiezioni alla teoria “ufficiale” in un seminario tenutosi al BYU il 22 settembre 2005 davanti a circa 60 persone. Ho anche mostrato prove ed argomentazioni scientifiche sulla teoria della demolizione con esplosivo. Tra il pubblico c’erano insegnanti di Fisica, Ingegneria Meccanica, Ingegneria Civile, Ingegneria Elettrica, Psicologia e Matematica – e forse altri dipartimenti, visto che non ho riconosciuto tutti i presenti. Erano rappresentate due università locali (BYU e Utah Valley State College).

Il dibattito è stato vivace ed è durato quasi due ore. E’ finito solo quando serviva l’aula per un corso universitario. Dopo aver presentato il materiale qui riepilogato, tutti tranne un partecipante concordavano (per alzata di mano) sul fatto che servissero ulteriori indagini sul crollo del WTC. Il giorno dopo il professore che non era stato d’accordo disse che ci aveva riflettuto su e che ora concordava sul fatto che fosse opportuna un’indagine. Si unì agli altri nella speranza che le 6899 foto e i 6977 spezzoni di filmati del NIST, più altri dell’FBI, venissero rilasciati per un visionamento indipendente; essendo le foto provenienti principalmente da fotografi privati (NIST, 2005, p. 81). Chiediamo il rilascio di questi dati per un gruppo inter-disciplinare e preferibilmente internazionale di scienziati ed ingegneri.

11. Un partecipante al Seminario BYU sulle anomalie dell’11 settembre mi suggerì di visionare gli scritti di Bazant e Zhou, cosa che ho fatto. Riporto:

 

“Le torri di 110 piani del World Trade Center furono progettate per resistere nel complesso alle forze causate da un impatto orizzontale di un grosso aereo commerciale. Perché allora c’è stato un crollo totale?” (Bazant and Zhou, 2002, p. 2).


E’ corretto – gli impatti degli aerei non hanno causato il crollo – possiamo essere d’accordo su questo. Thomas Eager del MIT ne conviene “perché il numero di colonne perdute nell’impatto iniziale non era grande e i pesi si scaricarono sulle restanti colonne, in questa struttura altamente ridondante” (Eager and Musso, 2001).

Andiamo avanti con Bazant e Zhou:

 

“La conflagrazione, causata dal propellente del velivolo, versatosi nella struttura, provoca un’esposizione dell’acciaio delle colonne a temperature sostenute, apparentemente superiori a 800 °C…” (Bazant and Zhou, 2002, p. 2).


Ma su questo punto annotiamo dall’ultimo rapporto NIST che: “Gli incendi iniziali alimentati dal propellente aereo sono durati al massimo qualche minuto” e gli incendi ai materiali da ufficio si sarebbero esauriti in circa 20 minuti (NIST, 2005; p. 179, enfasi aggiunta). Senz’altro il carburante che bruciava non era sufficiente a portare l’acciaio a temperature sostenute e superiori a 800 °C. Ma continuiamo:

 

Una volta che più della metà delle colonne nel piano critico... subiscono delle deformazioni (stadio 3), il peso della porzione superiore della struttura sopra a questo piano non può più essere sopportato, e allora la parte superiore comincia a cadere su quella inferiore…” (Bazant and Zhou, 2002, p. 2).


Andiamo avanti – Bazant e Zhou non spiegano come “più della metà delle colonne del piano critico subiscono [possano subire] deformazioni” allo stesso tempo in odo da provocare l’intero e quasi simmetrico crollo osservato. C’erano 47 grosse colonne in acciaio nel nucleo di ogni Torre, e 24 colonne di rinforzo nel WTC 7 (NIST 2005; NISTb, 2005).

 


Le torri del WTC era costruite solidamente con 47 colonne centrali in acciaio e 240 travi perimetrali in acciaio. In totale 287 colonne. Molti dubbi sul fatto che incendi/danni casuali possano averne causato il crollo verticale (teoria ufficiale), e si sospettano esplosivi.


Struttura in acciaio con enorme nucleo centrale (a sinistra). Notate gli operai in piedi sulla struttura di un piano che è saldamente attaccata alle colonne interconnesse del nucleo.


Essi NON spiegano come temperature delle colonne d’acciaio sopra gli 800 °C, causate dall’incendio di materiale da ufficio, siano state raggiunte quasi contemporaneamente. Il NIST nota che i materiali da ufficio hanno bruciato per 15-20 minuti, poi si sono esauriti (NIST, 2005, pp. 117, 179). E questo non è evidentemente un tempo abbastanza lungo da innalzare la temperatura delle colonne in acciaio oltre gli 800° C, come richiesto dal modello Bazant e Zhou, considerando anche l’enorme dissipazione di calore delle strutture. E il crollo completo di tre edifici, nello stesso giorno, per lo stesso meccanismo poco probabile, è un abuso di credulità. Per giunta il rapporto finale NIST sulle Torri ammette:

 

“Delle più di 170 zone esaminate su 16 colonne perimetrali, solo tre di queste mostrano i segni del raggiungimento di una temperatura dell’acciaio sopra i 250 °C... Solo due campioni di colonne centrali hanno abbastanza vernice da permettere un’analisi del genere, e la loro temperatura non ha raggiunto i 250 °C… Usando analisi metallografiche, il NIST ha determinato che non si è evidenziata alcuna prova su uno solo dei campioni esaminati che le temperature abbiano raggiunto valori superiori ai 600 °C” (NIST, 2005, pp. 176-177; enfasi aggiunta).


Riguardo al WTC 7, Bazant e Zhou dicono poco, ma riferiscono in una “appendice” a parte che la fonte di calore richiesta potrebbe essere derivata dall’incendio di gas naturale (Bazant and Zhou, March 2002, p. 370). Il rapporto FEMA (FEMA, 2002) si esprime su questo aspetto:

 

“Precedenti rapporti avevano indicato che nelle vicinanze dell’edificio [il WTC 7] si trovava una conduttura da 24 pollici di gas ad alta pressione; in ogni modo, ciò non si è poi rivelato vero” (FEMA, 2002, chapter 5; enfasi aggiunta).

12. Ho letto da cima a fondo le centinaia di pagine del Rapporto Finale NIST sui crolli delle Torri del WTC (NIST, 2005). E’ interessante notare che il NIST ha separato e rinviato il proprio rapporto finale sul WTC 7, il quale è in ritardo anche come data di pubblicazione (NIST, 2005; NISTb, 2005). Concordo su alcune cose del rapporto NIST; per esempio:

 
Sia il WTC 1 che il WTC 2 erano stabili dopo l’impatto dell’aereo, rimanendo in piedi per 102 e 56 minuti, rispettivamente. Le analisi globali sul danno da impatto strutturale mostravano che entrambe le torri avevano una considerevole capacità di riserva. Questo fu confermato dalle analisi delle vibrazioni post impatto del WTC 2… in cui le torri danneggiate oscillarono per un periodo quasi uguale al periodo inizialmente calcolato per la struttura integra” (NIST, 2005, p. 144; enfasi aggiunta).

“In ogni determinata zona, la durata delle temperature (dell’aria, non dell’acciaio) intorno a 1000°C era di circa 15-20 minuti. Nel resto del tempo, le temperature calcolate erano intorno a 500°C o meno” (NIST, 2005, p. 127, enfasi aggiunta).
Il NIST stipulò un contratto con gli Underwriters Laboratories Inc. per effettuare dei test in modo da ottenere informazioni sulla resistenza agli incendi di strutture come quelle delle torri del WTC… “Tutti e quattro i campioni hanno resistito al carico massimo di progettazione per circa due ore senza crollare” (NIST, 2005, p. 140, enfasi aggiunta).


Io comunque, insieme ad altri, sfido la teoria NIST del crollo. Il NIST insiste nel sostenere che tutti i crolli degli edifici furono avviati da incendi nonostante le osservazioni sopra citate, soprattutto considerando il fatto che le prove sulla resistenza agli incendi secondo i modelli attuali non risultano avere effetto in un crollo. In uno scritto redatto da esperti di ingegneria degli incendi del Regno Unito troviamo:

 

La base della teoria NIST del crollo è… il comportamento delle colonne in un incendio… Tuttavia, crediamo che ci voglia una più considerevole differenza nello spostamento verso il basso, ben più grande dei 300 mm proposti, tra le [47] colonne del nucleo e le [240] colonne perimetrali perché la teoria del crollo risulti verificata… La [nostra] scarsa fiducia nei dispositivi per incendio passivo è in contrasto col lavoro NIST in cui si suppone che la quantità di dispositivi anti-incendio sugli elementi della struttura sia un fattore significante nel determinare il tempo necessario per crollare… L’effetto proposto è soverchiato dall’espansione termica… L’espansione termica e la risposta dell’intera intelaiatura a questo effetto finora NON sono ancora state descritti [dal NIST]” (Lane and Lamont, 2005).


Sono d’accordo con queste evidenti obiezioni, particolarmente con quella secondo cui la “risposta dell’intera intelaiatura” di ogni edificio andrebbe esaminata, soprattutto riguardo alla trasmissione del calore in tutta l’intelaiatura a partire da incendi localizzati, e con quella secondo la quale “le colonne del nucleo non posso sostenere le colonne esterne attraverso il pavimento” (Lane and Lamont, 2005).

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