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  • Eluana Englaro (da Wikipedia, l'enciclopedia libera)

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    Eluana Englaro (Lecco, 25 novembre 1970Udine, 9 febbraio 2009) è stata una donna italiana che ha vissuto in stato vegetativo per 17 anni, fino alla morte. Tale situazione fu causata da un incidente stradale avvenuto il 18 gennaio 1992, al ritorno da una festa a Pescate, paese alle porte di Lecco.

    La richiesta della famiglia di interrompere l'alimentazione forzata, considerata un inutile accanimento terapeutico, è stata accolta dalla magistratura per la mancanza di ragionevoli speranze di ripresa ed in base alla volontà ricostruita della ragazza.

    Il caso ha alimentato in Italia un ampio dibattito sui temi legati alle questioni di fine vita. Un movimento d'opinione vicino alla Chiesa Cattolica si è dichiarato contrario all’interruzione della somministrazione parenterale di alimenti e liquidi, considerta equivalente all'eutanasia. Un'altra parte del Paese, ed alcune Chiese Protestanti, pur in assenza di un formale testamento biologico, si è dichiarata favorevole al rispetto della supposta volontà della diretta interessata.

    Vicende giudiziarie

    Beppino Englaro ha iniziato a chiedere per via giudiziaria la sospensione dell'alimentazione artificiale e delle terapie nei confronti della figlia Eluana a partire dal 1999, portando a supporto della richiesta diverse testimonianze volte a dimostrare l'inconciliabilità dello stato in cui si trovava e del trattamento di sostegno forzato che le consentiva artificialmente di sopravvivere (alimentazione/idratazione con sondino naso-gastrico) con le sue precedenti convinzioni sulla vita e sulla dignità individuale.[1]

    Il procedimento è arrivato fino alla Corte di Cassazione che nel marzo 2006 ha respinto le richieste della famiglia Englaro per un vizio del procedimento. Il ricorso, a suo tempo, non era stato notificato ad alcuna controparte portatrice di un interesse contrario a quello di Eluana Englaro. Il ricorso era stato presentato ai sensi dell'articolo 32 della costituzione italiana: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

    A seguito di un nuovo ricorso del padre, la Corte di Cassazione ha rinviato il caso «ad una diversa sezione della Corte d'Appello di Milano». La sentenza numero 21748/2007 depositata il 16 ottobre 2007 ha stabilito due presupposti necessari per poter autorizzare l'interruzione dell'alimentazione artificiale:

    • Occorre che «la condizione di stato vegetativo sia, in base ad un rigoroso apprezzamento clinico, irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre la benché minima possibilità di un qualche, sia pure flebile, recupero della coscienza e di ritorno ad una percezione del mondo esterno»[2].
    • Occorre altresì «che tale istanza sia realmente espressiva, in base ad elementi di prova chiari, univoci e convincenti, della voce del paziente medesimo, tratta dalle sue precedenti dichiarazioni ovvero dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti, corrispondendo al suo modo di concepire, prima di cadere in stato di incoscienza, l’idea stessa di dignità della persona[3].

    Con decreto del 9 luglio 2008, la Corte d'Appello Civile di Milano ha autorizzato il padre Beppino Englaro, in qualità di tutore, ad interrompere il trattamento di idratazione ed alimentazione forzata che mantiene in vita la figlia Eluana.[4][5]

    Le Suore Misericordine di Como, che dal 1994 si sono occupate di Eluana presso la casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco, si sono rifiutate di interrompere l'idratazione e l'alimentazione forzate manifestando la disponibilità a continuare ad assistere la donna. Per tale motivo il padre ha deciso di trasferire la figlia presso altra struttura ove dare seguito alle sue volontà (certificate nel decreto attraverso le testimonianze).

    A seguito della decisione della Corte di Cassazione vi sono state varie manifestazioni, come quella a favore promossa dai Radicali Italiani[6] e quella contraria promossa dal giornalista Giuliano Ferrara. Sono stati inoltre presentati alcuni appelli, come quello dell'associazione Scienza & Vita[7] e quello del giornalista Magdi Allam[8] favorevoli alla continuazione delle cure e, sul versante opposto, quello dei Radicali di Lecco[9].

    In riferimento a quest'ultima sentenza, entrambi i rami del Parlamento italiano hanno votato la promozione di un conflitto di attribuzione contro la Corte di Cassazione, ritenendo che la sentenza dell'ottobre 2007 costituisca «un atto sostanzialmente legislativo, innovativo dell'ordinamento normativo vigente», come indicato dalla relazione di maggioranza della Commissione Affari Costituzionali annunciata in aula il 22 luglio 2008[10]. Tale atto è stato respinto dalla Consulta.

    La Procura della Repubblica di Milano ha a sua volta presentato ricorso contro il decreto della corte d'appello. Tuttavia il ricorso è stato dichiarato inammissibile dalla Cassazione[11], scatenando altre polemiche.

    Il 3 agosto 2008 Marco Pannella ha introdotto nel dibattito un parallelo tra Eluana e Giovanni Paolo II, ricordando le parole che il Pontefice pronunciò poche ore prima della morte: "Lasciatemi tornare al Padre", argomentando che se si fossero usate un decimo delle "cure" imposte nel caso Englaro per il Pontefice, egli sarebbe ancora vivo.[12]

    Il 13 novembre 2008 la Corte Suprema di Cassazione ha respinto il ricorso della procura di Milano contro l'interruzione di alimentazione e idratazione artificiale, accogliendo così la volontà del padre di Eluana. Due giorni dopo il filosofo Massimo Cacciari ha affermato: "Nella sua tragicità mi pare che quello di Eluana sia un caso esemplare di accanimento terapeutico, cosa che la Chiesa ha sempre condannato e quindi non vedo che tipo di problemi possa suscitare, credo che la Chiesa sbagli profondamente visto che non ha mai condiviso l'accanimento terapeutico e nel caso di Eluana non si può certo parlare di eutanasia o di eugenetica che sono tematiche ben più complesse"[13]. Nel merito del provvedimento però, alcuni giuristi hanno osservato come la Cassazione abbia rigettato il ricorso per un motivo di forma, mentre nella sostanza le conclusioni del Procuratore generale presso la Corte di Cassazione avevano deposto per l'accoglimento[14].

    Il 16 dicembre 2008 il ministro Maurizio Sacconi ha emanato un atto d'indirizzo che vieta alle strutture sanitarie pubbliche e quelle private convenzionate col Servizio Sanitario Nazionale l'interruzione dell'idratazione e dell'alimentazione forzate con la minaccia di escludere queste strutture dallo stesso[15]; lo stesso giorno, la casa di cura Città di Udine (che non fa parte del Servizio Sanitario Nazionale in quanto il Friuli-Venezia Giulia ne è uscito dal 1996) ha annunciato che una volta chiarite le questioni legali sarebbe stata pronta ad accogliere Eluana. Quasi un mese dopo la casa di cura tuttavia ha ritirato tale disponibilità.

    Il 19 dicembre 2008 Marco Cappato (segretario dell'Associazione Luca Coscioni), Antonella Casu (segretaria dei Radicali Italiani), e Sergio D'Elia (segretario di Nessuno Tocchi Caino), hanno presentato denuncia verso il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, presso la Procura di Roma, per violenza privata ed intimidazioni [16], in seguito al suo atto d'indirizzo[17] di pochi giorni prima.

    Il 22 dicembre 2008 anche la Corte europea per i diritti dell'uomo ha respinto le richieste di varie associazioni contrarie all'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione non giudicando sul caso specifico ma semplicemente considerando la richiesta "irricevibile" in quanto "i ricorrenti non hanno alcun legame diretto".[18][19]

    Il 17 gennaio 2009, in seguito alla denuncia dei dirigenti dei Radicali Italiani, la Procura di Roma ha iscritto il ministro Maurizio Sacconi nel registro degli indagati.[20]

    Il 26 gennaio 2009 il Tribunale Amministrativo Regionale ha accolto il ricorso della famiglia Englaro contro la Regione Lombardia ed ha imposto a quest'ultima di individuare una struttura ove dar corso alla sentenza della Corte di Cassazione.[21]

     

    Condizioni fisiche della donna

    Poco tempo prima della morte, Eluana ha ricevuto la visita della giornalista Marinella Chirico, che così descrive la sua condizione:

      « Eluana, era esattamente così come si può immaginare possa essere una donna in stato vegetativo da 17 anni: assolutamente irriconoscibile rispetto alle foto che si vedono. Una donna completamente immobile, che gli infermieri e i sanitari erano costretti a spostare ogni due ore per evitare che il corpo si piagasse. Le orecchie avevano delle lesioni perché l'unica parte che non si poteva tutelare era questa. Era una situazione devastante, emotivamente molto forte l'impatto. [22] »
       

     

    Attuazione del protocollo

    Il 3 febbraio 2009, alle ore 1.30, un'ambulanza con a bordo Eluana Englaro ha lasciato la casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco giungendo, intorno alle 6.00, presso la residenza sanitaria assistenziale "La Quiete" di Udine. Tale struttura si è infatti dichiarata disponibile ad ospitare la Englaro per l'attuazione della sentenza di sospensione dell'idratazione e dell'alimentazione forzata. Una equipe di circa quindici tra medici e paramedici, volontari ed esterni alla clinica, intende attuare il protocollo terapeutico concordato con la famiglia Englaro conformemente a quanto disposto in decreto dalla Corte d'Appello di Milano.

    Al mattino del 6 febbraio 2009 l'equipe che segue il caso Englaro ha annunciato l'avvio della progressiva riduzione dell'alimentazione. Alle ore 14 il consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge per impedire la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione dei pazienti. In precedenza il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva inviato una lettera al premier indicando forti perplessità circa l'ipotesi di intervenire per decreto sull'attuazione della sentenza e riserve sulla costituzionalità dello stesso.[23] Il Presidente della Repubblica ha poi rifiutato di firmare il decreto.[24] Alle ore 20 il consiglio dei ministri, riunito in sessione straordinaria, ha approvato un disegno di legge con gli stessi contenuti del decreto rifiutato in precedenza. Tale disegno di legge è stato immediatamente trasmesso al senato che si riunirà per discuterne in sessione straordinaria già lunedì 9 febbraio 2009 (normalmente il lunedì l'Aula di Palazzo Madama è chiusa). Durante la giornata molti commentatori e leader politici hanno stigmatizzato lo scontro istituzionale in atto fra il governo e il Capo dello Stato.[25]

    La sera del 7 febbraio 2009 alcuni media hanno diffuso la voce secondo cui "per la gravità della situazione" sarebbe stato modificato il protocollo, anticipando la sospensione totale dell'idratazione e dell'alimentazione.[26] I legali della famiglia Englaro hanno poi precisato che il protocollo non ha subito modifiche ma è differente rispetto a quello previsto per il ricovero alla clinica "Città di Udine".[27]

    Il caso Englaro, che ha suscitato in Italia pubbliche manifestazioni in supporto di ciascuna delle posizioni, è seguito anche dalla stampa internazionale.[28]

    La sera del 9 febbraio 2009, alle ore 20:24 , viene diramata la notizia del decesso di Eluana presso la clinica di Udine.[29][30] La notizia giunge durante la discussione nell'aula del Senato della Repubblica del provvedimento numero 1369,[31] in materia di alimentazione ed idratazione, da parte del senatore Riccardo Villari che conferma la morte avvenuta alle 20.10 dello stesso giorno. Alle 20.40 la notizia è stata confermata anche da Ines Domenicali, presidente della RSA nella quale Eluana era ricoverata. Il Governo, d'accordo con la Presidenza del Senato e con i gruppi parlamentari, accetta di ritirare il disegno di legge in cambio dell'immediata discussione del testo più articolato relativo al testamento biologico e alla disciplina dei casi di fine vita

     

    Note

    1. ^ Corte d'appello di Milano - Decreto 9 luglio 2008
    2. ^ Sentenza corte di Cassazione n.21748/2007
    3. ^ Sentenza corte di Cassazione n.21748/2007
    4. ^ Decreto della Corte d'Appello di Milano - 9 luglio 2008
    5. ^ «Eluana, stop alle macchine Il padre: "Ora la libereremo"»La Repubblica, 09-07-2008 (consultato in data 21-11-2008).
    6. ^ Eluana: Radicali, veglia domenica davanti al Duomo di Torino
    7. ^ Appello di Scienza & Vita: no alla condanna a morte di Eluana Englaro. URL consultato il 18-07-2008.
    8. ^ Magdi Allam. Appello per difendere il diritto alla vita di Eluana Englaro. URL consultato il 16-07-2008.
    9. ^ Appello libertà per Eluana Englaro
    10. ^ Documento XVI n. 1. Senato della Repubblica Italiana. URL consultato il 16-11-2008.
    11. ^ «Cassazione, stop all'alimentazione Il padre di Eluana: "E' uno stato di diritto"». , 13-11-2008 (consultato in data 16-11-2008).
    12. ^ Marco Pannella. Eluana, Pannella evoca Wojtyla "Con stesse 'cure' sarebbe vivo". URL consultato il 03-08-2008.
    13. ^ Englaro/ Cacciari: Credo che Chiesa sbagli profondamente. 15-11-2008. URL consultato il 16-11-2008.
    14. ^ Eluana Englaro, una vita spenta per sentenza ingiusta. 19-11-2008. URL consultato il 21-11-2008. Il video dei professori ordinari di Diritto privato che spiegano perché è inaccettabile la sentenza delle Sezioni unite
    15. ^ Si tratta di minaccia, secondo alcune interpretazioni, in quanto l'indirizzo "non è atto amministrativo vincolante né ha contenuto prescrittivo". Notizia Ansa
    16. ^ Il testo della denuncia presentata dai dirigenti del Partito Radicale (PDF). Associazione Luca Coscioni. URL consultato il 09-02-2009. - raggiungibile anche da qui
    17. ^ Eluana, Sacconi: niente stop all'alimentazione in ospedale. Corriere.it, 16-12-2008. URL consultato il 09-02-2009.
    18. ^ Eluana, la Corte di Strasburgo respinge il ricorso delle associazioni. Il Sole 24 ore, 22-12-2008. URL consultato il 09-02-2009.
    19. ^ Eluana, la Corte di Strasburgo "No a ricorso contro la sentenza". La Repubblica.it, 22-12-2008. URL consultato il 09-02-2009.
    20. ^ Eluana, indagato il ministro Sacconi per violenza privata. «Atto dovuto». Corriere.it, 17-01-2009. URL consultato il 09-02-2009.
    21. ^ Eluana, TAR accoglie ricorso contro la Regione. ANSA, 27-01-2009. URL consultato il 09-02-2009.
    22. ^ La Repubblica (PDF)
    23. ^ Eluana: CDM vara decreto. La Repubblica.it. URL consultato il 09-02-2009.
    24. ^ Eluana, il governo approva il decreto - Stop di Napolitano: è incostituzionale. La Stampa.it, 07-02-2009. URL consultato il 09-02-2009.
    25. ^ Caso Englaro: i commenti e le reazioni sul DL approvato all'unanimità. Clandestinoweb, 06-02-2009. URL consultato il 09-02-2009.
    26. ^ "Sospesa l'alimentazione ad Eluana". La Stampa.it, 07-02-2009. URL consultato il 09-02-2009.
    27. ^ Avvocato Campeis, non è alimentata ma protocollo rispettato. AGI News On, 07-02-2009. URL consultato il 09-02-2009.
    28. ^ Il caso Eluana sulla stampa estera. La Repubblica.it, 06-02-2009. URL consultato il 09-02-2009.
    29. ^ E' morta Eluana Englaro. tg.com, 09-02-2009. URL consultato il 09-02-2009.
    30. ^ Eluana Englaro muore mentre il Senato discute il ddl. Reuters Italia, 09-02-2009. URL consultato il 09-02-2009.
    31. ^ Disegno di legge N. 1369 della 16° Legislatura. Senato della Repubblica. URL consultato il 09-02-2009.

     

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